Maria
Come si può non amare
i mattoni di questa città
le sue notti puntate dallo splendore
bestiale di mille occhietti argentati
le sue mattine di bianca cera
e del suo porto i suoni convulsi.
Come non credere a Maria
schiva zingara dei suoi vicoli lordi
alle sue piastrelle sconnesse
ladre dei sogni di quanti sguardi
vi si siano persi a cercare il cielo,
a trovare polvere.
E alla bellezza
con cui ferisce e possiede
chi ha il privilegio
immenso
di bere assetato
il suo ruvido sangue.

