Proprio adesso
ed è impossibile.
Il tamburo che gira
non è di latta
ma pieno di cose
di chimico umore.
I fuochi di sopra
poi il legno che parla
non si capisce
e come i topi scricchiola.
Che fine hanno fatto.
Se morti nel gesso
si sono dati
o fatti giganti.
Veri di rabbia
immoti nel vuoto
di una caccia finita
e un amore perduto.


Quando rapito venne in città
nulla sapeva
delle strade e dei muri
dei cavi di ferro sopra i tetti.
Le statue nelle piazze
lo guardavano col sospetto
dei padri non pronti
che il tempo trasforma
in mortale amore.
Capitato senza giorno
nel quartiere delle scimmie
vide la torre.
Si avvicinò a respirare il cemento freddo.
E quando folli di febbre scomposta
le strane bestie si fecero avanti
all’urlo lacero chiuse gli occhi
e dalla musica si lasciò ferire.

